…ma sul Diritto, ci si affianca oppure no!?!?

Djokovic dritto

E’ questa la domanda più comune che mi viene fatta da chi desidera migliorare il proprio tennis agonistico.
Alcuni giorni fa, un nuovo allievo “under 16″ mi diceva di non sentirsi a suo agio durante un allenamento in quanto lo invitavo a giocare di diritto ANCHE in posizioni più frontali rispetto alla rete di metà campo.
Nonostante le mie spiegazioni insisteva dicendomi che tutti i maestri avuti finora lo avevano sempre “stressato” sul mettersi di fianco prima di colpire la palla e così, per lui, era automatico mettersi in quella posizione… ed aveva molti dubbi nello sperimentare altre possibilità.

Per capire meglio l’argomento senza entrare troppo nel “tecnico”, basta sapere che gli sport sono classificati dai ricercatori come “closed skill” o “open skill”.
Nei “closed skill” gli atleti sono chiamati ad eseguire con precisione una serie di movimenti che vanno a comporre un “modello ideale” di prestazione ed in gara, su questa, ricevono un determinato punteggio. Gli esempi più evidenti sono i tuffi, il pattinaggio artistico, il “kata” del karatè e la ginnastica.
Negli “open skill” (calcio, basket, scherma, tennis, pallamano) gli atleti devono invece adeguare costantemente le esecuzioni dei loro gesti tecnici a situazioni che variano in continuazione.
Nel caso del tennista egli deve, ogni volta ed in pochissimo tempo, decidere dove andare quando parte il colpo dell’avversario, quale colpo usare e cosa fare subito dopo per coprire immediatamente al meglio la zona di campo dove probabilmente arriverà la palla successiva.

Qui si apre il discorso sull’ insegnamento in quanto il tennis è stato tradizionalmente proposto ed in moltissimi casi succede ancora oggi, come sport prevalentemente “closed skill”. Ecco così che molto spesso i singoli colpi vengono insegnati ed allenati secondo dei modelli di esecuzione ritenuti “perfetti”, ma in questo caso si forniscono agli allievi informazioni limitate e cioè che esistono gesti tecnici “ideali” per colpire la palla: nel caso in questione il diritto in posizione sempre e comunque affiancata.
Paradossalmente, invece, se il “diritto di base” va continuamente adeguato alla situazione per poterla risolvere (“tecnica dell’azione”), questo diventa l’eccezione e non l’unica “regola” da fornire agli allievi…non trovate?!

Tornando quindi al mio “under 16″, intuitivamente si capisce che giocando SOLO quel “modello” di diritto, avrà avuto sì un apprendimento ed un miglioramento, ma cosiddetti “apparenti”. Infatti finchè le circostanze gli permettono di prepararsi nel modo che conosce…tutto ok, ma nel momento che la situazione di gioco non gli consente, per varie ragioni (velocità della palla, ritardo in uno spostamento, ecc…), di arrivare a colpire “affiancato”, sarà sempre in estrema difficoltà rispetto alla situazione da risolvere.
Più salirà il livello di gioco nel quale vorrà competere e più le situazioni da risolvere sul suo diritto, si moltiplicheranno….voi come ve la cavate quando non arrivate affiancati??

Djokovic, in questo video se la cava cosi…:):):)

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Ci sono 4 commenti per questo articolo
  1. MASSIMO alle 11:41

    Buongiorno Gianni, sono il papà di Giacomo che fece un programma intensivo di tennis con te alcuni anni fa a san vincenzo quando aveva 13 anni. In effetti anche a me non era chiaro come mai non insistevi molto nel far giocare Giacomo affiancato, ma poi l’estate successiva siamo andati in una importante Accademia in Florida dove è tornato più volte ed anche lì Giacomo era stimolato a giocare in varie posizioni.
    Oggi Giacomo ha 18 anni (se ti ricordi di lui ti manda tanti saluti), una buona classifica di terza categoria e sta ancora migliorando allenandosi con un ragazzo argentino che non è neanche maestro al di fuori della scuola tennis.
    Quando ormai sporadicamente vado al Circolo e mi soffermo sugli allenamenti dei vari livelli di ragazzi agonisti della scuola tennis vedo però che a distanza di anni, i maestri costringono i ragazzi a giocare sempre di fianco, ma come mai tra voi maestri esiste questa differenza di metodi o di scelta tecnica, scusami ma non saprei come definirla in altri modi.
    Complimenti per il sito ricco di materiale interessante e magari chissà che non ci ritroviamo nella tua zona per un altro stage con Giacomo. Tanti saluti, Massimo

    • marco alle 19:21

      vorrei chiedere perchè a mio modesto avviso il colpo forse più importante del tennis e cioè il servizio è sistematicamente snobbato da tutti i maestri .è infatti molto raro vedere allenamenti specifici su questo colpo.non credi che alla fine di ogni lezione 15 minuti dedicati al servizio renderebbero più vincenti le performance degli allievi?

  2. Gianni alle 23:17

    Ciao Massimo, sinceramente non ricordo di Giacomo, o meglio un’idea ce l’ho, ma non vorrei sbagliare…vorrà dire che lo ricorderò appena tornate nella mia zona..:):)
    Quanto alla tua domanda, a grandi linee mi viene di dirti che come in tutte le professioni, anche tra gli Insegnanti di Tennis c’è chi, dopo il primo”Titolo”, sceglie di aggiornarsi e di allargare sempre più le proprie conoscenze e c’è chi si accontenta di insegnare (magari ripetendo “a pappagallo” per anni) quelle “quattro nozioni” apprese durante un corso “base”, qualunque sia il livello di gioco e gli obiettivi degli allievi che si trova davanti.
    Aggiungo che c’è chi si aggiorna e si “forma” con più Organizzazioni Nazionali ed Internazionali e chi sceglie di rivolgersi solo alla formazione e agli aggiornamenti della Federazione Tennis.
    Per concludere quindi, più che di “differenza di metodi” parlerei di “differenza di preparazione e di esperienze professionali”…tantissimi saluti a te ed “in bocca al lupo” a Giacomo per la sua stagione di Tornei..:):)

  3. GIanni alle 23:33

    Ciao Marco….grazie per il tuo tuo commento. .. specialmente nel tennis maschile, più sale il livello di gioco, più il servizio e la risposta diventano fondamentali x migliorare il rendimento. ….
    Credo che ci siano molti maestri che pongono questi colpi al centro dell attenzione, ….altri meno…. personalmente inserisco servizio/risposta il “prima possibile” e quanto “più possibile” perché chi ha come obiettivo la competizione deve abituarsi ad “entrare nel gioco” dopo che ha servito una prima o una seconda palla oppure ha risposto in modo più o meno aggressivo/difensivo. ….troppo facile giocare i punti col maestro che “ricuce” dal cesto:-)
    :-). A parte questa battuta, credo che 15 Min alla fine o durante la lezione siano importanti nella fase di spiegazione/ costruzione , ma poi ci vuole molto di più. …sempre per dirti sulla mia esperienza, preferisco organizzare “stage” specifici di 1 o 2 ore dove i ragazzi “sperimentano” effetti ed angoli e, cosa non secondaria, rispondono ai vari tipi di servizio.
    In poche parole, più sale il livello di conoscenza e padronanza del servizio e più possono “attacca rci” il diritto ad “aprire” il campo, la discesa a rete, ecc…. costruirci insomma delle “azioni di gioco”…degli schemi…
    Se poi il servizio diventa particolarmente “esplosivo”, allora si ragionera’ verso un approccio ancora più ” spinto” tipo:…ora batto e se poi riesci a rispondere nel campo, solo allora inizierò a giocare a tennis con te:-) :-)
    Spero ti sia sufficiente la mia risposta…Gianni

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